La militarizzazione delle menti

[Pubblichiamo il contributo che segue perché lo troviamo un interessante spunto per arricchire il dibattito. Partecipanti all’assemblea non ne condividono necessariamente tutti i punti.]


Le idee che circolano nel contesto in cui viviamo stanno spaccando in due la società: c’è chi predilige la libertà a tutti i costi, mentre c’è chi è disposto/a a sacrificarla perché è stato detto che solo limitando i propri diritti fondamentali si potrà sopravvivere a questa pandemia.
Ma se già è incomprensibile la limitazione della libertà personale come unico metodo per contrastare la diffusione della pandemia, diventa inconcepibile la limitazione della libertà di pensiero.
La politica istituzionale inoltre con i sui toni offensivi e discriminatori sta dividendo il popolo, tentando di instillare nelle menti l’idea che chi non la pensa in un certo modo è una cattiva persona.

Plasmare le menti è sempre stato il fine ultimo dei potenti di turno, che da secoli educano il popolo secondo i loro bisogni. Oggigiorno, nonostante tutti i diritti acquisiti e una costituzione che si fa da garante per arginare ogni tentativo di limitazione della libertà, stiamo assistendo ad una graduale ma costante militarizzazione delle menti.
Cosa significa militarizzare una mente? Significa irrigidirla, arginarla e stordirla insinuando paure e pensieri cupi; tutto per annullare la razionalità e rimanere in balia degli istinti più primitivi. Il militare è efficiente perché risponde a meccanismi semplici: si riceve un ordine e senza pensare si ubbidisce. Ordine ed esecuzione immediata dell’ordine sono le parole chiave della disciplina militare, che oltre che fisica è anche e soprattutto mentale.
Strano a credersi, ma tutto può diventare un’abitudine, anche non pensare. D’altronde l’ambiente militare è un vero e proprio laboratorio dove sperimentare strategie da poter applicare anche nell’ambiente civile.

Ormai una militarizzazione delle menti sta avvenendo perché per lo più non ci facciamo domande e diamo per buono quello che ci propongono dall’alto; e se non ci chiediamo più il perché di certe cose stiamo solo eseguendo ordini, totalmente succubi di chi governa.
Il pensiero volontario, cioè la ricerca di soluzioni a problemi reali, richiede energia ed è più comodo ricevere “soluzioni” preconfezionate.

A proposito di governare: nella realtà rurale si dice “vado a governare gli animali” ed è il modo di dire che si riferisce all’attività di nutrire e prendersi cura di loro; ma visto che l’umano si distingue dagli animali proprio perché ha sviluppato il pensiero, smettiamola di farci governare passivamente e diamo spazio al pensiero critico e creativo, per ritrovare una libertà mentale che stiamo sempre più perdendo.

Ognuno/a di noi deve essere libero/a di scegliere cosa fare della propria vita, questo deve essere il nostro “mantra”: decidiamo noi stessi/e cosa è buono e giusto per noi, non deleghiamo ad altri/e questa funzione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...