ANIMA DI INCHIOSTRO E SAGOMA DI CARTA

Riflessioni su un’ideale mente politica attuale.

Come provare sdegno di fronte ad una delle discipline che sfida l’essere umano stesso a sperimentare l’impotenza e la fragilità della propria carne attraverso l’analisi dell’errore, che lo costringe costantemente a reinventarsi nella sua interezza?

Proprio in una fase storica come questa, nel pieno della quarta rivoluzione industriale, dove l’intelligenza artificiale si sta imponendo con progressiva autorità in ogni campo dell’attività umana, a cominciare da quella politica, è nota l’urgenza di fare un passo indietro e riflettere sui valori di un vero politico.
L’industria del digitale: questa è la nuova politica, che nasce da un’ideologia ecologista, ma che si traduce in realtà come una vera e propria filosofia del controllo, volta a sovvertire i valori democratici e a generare un nuovo modello di economia capitalista: il capitalismo degli stakeholder*, che vede il potere nelle mani di pochi colossi a livello globale (le multinazionali digitali: i “big tech”). Si tratta di una realtà che può solo generare crescente inquietudine, una volta che ci si addentra nei dettagli, e che urta contro qualsiasi valore morale che rende un vero politico innanzitutto un essere umano degno di avere alle sue spalle una storia senza tempo. Forse il ritratto ideale di un politico inizia proprio da qui: dal dover disegnare un suo contorno che, stilisticamente, delinea la sua forma più comune: l’emotività, l’empatia. Un politico è predisposto all’osservazione, all’analisi e intende conoscere gli altri senza soluzione di continuità: il suo sguardo è sempre fisso su tutto ciò che è precario nella vita di un individuo, rovista nelle piaghe del sistema sociale, politico, economico che generano uno squilibrio, dentro il quale egli si spinge con la stessa freddezza di chi, nel profondo, si tiene ancorato a sani princìpi liberali e civili. Penso che l’uomo politico si tratti di un’intelligenza multiforme, dotato di una brillantezza che non si lascia definire, ma che gli consente di aderire alla realtà e di trovare in essa la forma più pura della verità, comprendendo la situazione fino in fondo, nella sua totalità.
Lo stesso Machiavelli lo descrive come una persona che sa essere uomo e bestia allo stesso tempo e che sa cogliere l’attimo per intervenire nel modo più efficace, con il solo scopo di ottenere benefici. Quindi ciò su cui bisogna riflettere è sulla realtà pratica e sul comportamento che il politico deve saper adottare nel bene e soprattutto nel male; questo implica “la consapevolezza dell’ambiguità morale di ogni gesto e uno sforzo accanito nel capire che cosa si faccia realmente di buono e di cattivo a se stessi e agli altri” (Elena Ferrante – ”La frantumaglia”). Proprio per tale motivo mi sono sempre immaginata che una figura politica fosse un’anima riflessiva, cauta; così assorta nel suo modo di agire al punto di ignorare quasi l’attività mediatica e il mondo della televisione, la quale non può fare altro che fabbricare personaggi-protagonisti che, come dice la Ferrante, “sospendono l’incredulità” del pubblico, accettando cioè, “un patto in base a cui ti disponi a prendere per vero tutto ciò che ti sarà raccontato”.
La sospensione dell’incredulità nutre ancora oggi la nostra democrazia e permette ai politici di poter avviare progetti che producono cambiamenti radicali e destabilizzanti con il consenso della popolazione stessa. Le restrizioni causate dall’epidemia da Covid-19 hanno consentito l’avvio del Grande Reset che, come anticipato all’inizio, consiste in un reset dell’attuale capitalismo per sostituirlo con un nuovo modello già ideato e pianificato. Lo scopo è quello di sperimentare forme digitali come: la didattica a distanza, lo smart working, la telemedicina e il contenimento della pandemia attraverso la sorveglianza tecnologica, che avranno modo di diventare la nuova normalità. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’input della crisi sanitaria che, in quanto crisi, ha generato consenso (attraverso terrore mediatico) e convinto la collettività che lo stare a casa e la tecnologia fossero le soluzioni per arginare l’epidemia e per continuare a svolgere diverse attività. Come afferma Milton Friedman, padre del neoliberismo (citato nel libro “Il Grande Reset, dalla pandemia alla nuova normalità” di ilaria Bifarini): “Soltanto una crisi -reale o percepita- produce vero cambiamento […] il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile.”
Forse, alla fine, perché davvero un politico possa essere una grande forza è necessario che ami profondamente il suo lavoro in tutto il suo spessore, in tutti i suoi aspetti: il solo provare autentico piacere in quello che si fa non può che generare rispetto, determinazione, fedeltà, coraggio e soprattutto un impegno assiduo che lo porterebbe lontano, raggiungendo la più completa formazione di sé come persona e una sensibile maturità come politico.

Leda Greco

* “Tutti i soggetti, individui od organizzazioni, attivamente coinvolti in un’iniziativa economica (progetto, azienda), il cui interesse è negativamente o positivamente influenzato dal risultato dell’esecuzione, o dall’andamento, dell’iniziativa e la cui azione o reazione a sua volta influenza le fasi o il completamento di un progetto o il destino di un’organizzazione.”
(Treccani, Enciclopedia online)

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