Divertire.

[Il contributo che segue è una riflessione puramente personale di un* partecipante. Non esprime un punto di vista discusso e condiviso dall’assemblea]


Divertire.

Etimologia: far prendere altra direzione; in senso figurato distogliere.

Derivati: divertimento, diversione.

Nel bene ma più nel male, anzi in positivo ma più in negativo, per rimanere in tema pandemico, la società in cui vivo è intensamente la società dello spettacolo, del divertimento. Della distrazione.

Il 5 gennaio 2022 è stato emanato il [ormai incalcolabile] decreto del Presidente del Consiglio dei M*****i, ossia il Primo arrogante tra i più arroganti dei prepotenti.

Com’è ormai prassi questo ennesimo sproloquiante pezzo di straccio è stato anticipato per giorni da terroristici e contraddittori annunci rimbalzati sui media, in cui ormai pare lavorino solo dei burattini capaci di ripetere alcune frasi predefinite, pescate quasi a caso da uno sgualcito cappello. Attenti al loop: girava voce che il supereroe preferito dal peggior supereroe mai esistito, il super green pass del supermario, sarebbe stato esteso anche ai lavori in cui ancora non è imposto.

Non c’è dubbio che questa possibilità emani un intollerabile puzzo di marcio, e se sentire un folto coro di sospiri di sollievo, cui mi sono volentieri unito (ma non si può dir lo stesso della categoria di turno che si aggiunge ai discriminati, gli over 50. Penso che scelgano i numeri tirando i dadi) fa in qualche modo ancora piacere, in qualche altro modo invece questa ennesima presa in giro brucia ancor più forte, mi pungola nel profondo della mia dignità di umano.

Sì: chi ha ancora la “sfiga” di non volersi vaccinare o di non essersi preso il covid, così da poter tirare il fiato fino alla prossima data di scadenza, avrà ancora la “fortuna” di guadagnarsi la pagnotta un altro po’, ovviamente cedendo a fitta cadenza regolare parte della sua integrità nasale e psicologica sull’altare del dio capitalismo, che mai fu e mai mise così in affanno.

Ma intanto l’implacabile virus che è il green pass si fa via via più invasivo, moltiplica le sue mutazioni e concatena spillover, infettando uno dopo l’altro ogni ambito delle relazioni economiche e sociali.

Eccolo infatti allungare le sue ombre su ogni forma di fruizione esistente, ad eccezione delle sopravvivenze alimentare e farmacologica. Neanche risparmia i servizi essenziali.

Nemmeno l’identità di consumatore, fino ad oggi incensata come più evoluta espressione dell’unicità umana, se ne salva. Prima gli svaghi, poi i bisogni economici, ora le necessità sociali: devi ritirare la pensione? Spedire un pacco? Chiedere un prestito (malauguratamente)?

DEVI AVERE IL LASCIAPASSARE.

Un’ulteriore spinta verso l’atomizzazione di ciò che resta dell’umano, ulteriore propulsione alla digitalizzazione. E chi non vuole o non riesce a mettersi al passo, che sempre più somiglia a quello dell’oca, dopo essere stato masticato e digerito dal bulimico sistema capitalista, così da assorbirne tutta l’energia, viene cagato nella latrina degli esclusi, costretti a sopravvivere di ingegno e stenti ai margini di questo scintillante, deodorato putridume.

Vien quasi da dire a quei manifestanti di Novara che son stati troppo lungimiranti, quando si sono vestiti provocatoriamente da internati di un lager. Oggigiorno non serve neanche che esista: a che scopo sprecare risorse preziose per costruire un luogo in cui rinchiudere la prossima massa di emarginati, quando si può semplicemente espellere da dovunque a parte casa propria? Sempre se si è abbastanza fortunati da avercela, una casa.

E non c’è dubbio che il 31 marzo sia un’altra scadenza fuffa, piazzata apposta per illudere noi animali in batteria che tra poco “tutto questo” finirà e potremo tornare finalmente ad una normalità che ha smesso di esistere nel momento stesso in cui per la prima volta è stato detto “covid”. Che tra l’altro già faceva piuttosto schifo, quella normalità lì. E sarei pure contento che non la rivivremo, se non fosse che quella che ci si prospetta pare ancor più fetida e disumanizzante.

Mi sono chiesto più volte fino a dove si sarebbero (ci saremmo) spinti, quando si sarebbero (ci saremmo) fermati. Un’inutile, dolorosa parvenza di speranza. Ne sono certo, ora: non si fermeranno spontaneamente. Si spingeranno oltre l’umano, oltre l’ambiente, oltre l’etica, oltre. Se non li fermiamo, se non CI fermiamo, questa folle nave che accelera dritta verso l’iceberg si schianterà, e naufragando rovinerà proprio addosso a noi, distratti (divertiti) e impauriti mozzi ormai troppo abituati ai soprusi dei padroni da non renderci conto che siamo molto più numerosi di loro, che senza la nostra obbedienza essi non valgono nulla , che senza le nostre forze la nave NON VA DOVE VOGLIONO loro.

Un’altra nave non è possibile, un altro mondo sì: riprendiamoci la libertà che ci spetta, e che ci meritiamo, di decidere che orizzonti solcare.

AMMUTINIAMOCI.

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